LA FOLLIA DEI CAMPI FLEGREI
la teoria che viene da lontano
LA FOLLIA DEI CAMPI FLEGREI
la teoria che viene da lontano
Lavoro a Pozzuoli, in Via Pisciarelli. Chi conosce questa zona sa che non è un posto come gli altri: qui la terra non sta mai ferma. Lavoro tra le 8 e le 10 ore al giorno a pochi metri dalla Solfatara, e ormai le scosse, i boati sotterranei e quel sentirsi "sballottati" dal suolo fanno parte della routine, come prendere un caffè.
Ma c'è un limite oltre il quale l'abitudine cede il passo al dubbio.
La genesi di questo libro non nasce in una biblioteca, ma davanti allo schermo di un computer, mentre ero al lavoro. Guardando Google Maps, con la consapevolezza di chi sente ogni vibrazione della terra sotto i propri scarponi, ho iniziato a vedere quello che la consuetudine mi aveva sempre nascosto.
Tutti chiamano questa zona "caldera". Tutti parlano di vulcani. Ma stando qui, giorno dopo giorno, immerso in quell'odore di zolfo che a volte sembra cambiare, assumendo note metalliche, ho sentito che mancava un pezzo del puzzle. Quell'incredulità, quella sensazione che la scienza ufficiale non mi stesse raccontando tutta la storia, è diventata l'ossessione del mio protagonista, Marco.
Ho riversato in queste pagine la mia vita reale. Quando scrivo di Marco che, stanco morto dopo un turno massacrante, ignora il sonno per studiare le comete, sto scrivendo di me. Sto scrivendo di quella curiosità che mi salva dal fango e dal cemento.
Il passaggio dal "vulcano" al "frammento siderale" è nato proprio lì, tra un boato e l'altro, sovrapponendo le mappe della nostra terra martoriata alle foto dei crateri da impatto su altri pianeti. In quel momento, la "follia" ha iniziato a sembrare una verità possibile.
Non è solo un thriller: è il racconto di chi vive sopra una bomba a orologeria e si chiede: "E se il conto alla rovescia non fosse legato a un vulcano, ma a qualcosa che viene dallo spazio profondo?".
Ho scritto queste pagine per condividere con voi quella sensazione di inquietudine e di meraviglia che provo ogni mattina, quando arrivo in Via Pisciarelli e guardo l'orizzonte. Il passato non è davvero sepolto sotto i Campi Flegrei. Sta solo aspettando che qualcuno smetta di dare per scontato ciò che ha sotto i piedi e inizi a guardare verso l'alto.